Il merito delle donne [El mérito de las mujeres | The Worth of Women]

Moderata Fonte | Il merito delle donne

Il merito delle donne è un dialogo che si svolge in due giornate tra sette donne veneziane unite “da cara e discreta amicizia“, le quali s’incontrano nella “casa bellissima” con un “giardino bellissimo” di una di loro, e discutono sulla condizione della donna e sui rapporti con l’uomo.

Le componenti del gruppo rappresentano le situazioni femminili più tipiche: vi compaiono infatti la sposa novella, la sposa giovane, la maritata da tempo, la vedova, la madre attempata insieme con la figliola, l’intellettuale nubile.
L’opportunità di poter conversare “senza haver rispetto di uomini che le notassero o le impedissero” consente alle amiche un esame dei rapporti fra i sessi condotto in assoluta libertà.

Il merito delle donne è stato riscoperto nel suo valore letterario e storico solo negli anni settanta del secolo scorso ed è apparso attuale.
È questa sorprendente attualità che ha attirato l’attenzione, e ha fatto sì che fosse riproposto a un pubblico nuovo. Da allora intorno all’opera è cresciuto l’interesse.

Moderata Fonte, pseudonimo di Modesta Pozzo de’ Zorzi è stata una poetessa e letterata veneziana (1555 – 1592), riscoperta nel nostro tempo dopo quattro secoli di oblio.
È una figura emblematica di una presenza culturale delle donne cancellata nella storia.

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El mérito de las mujeres

La gran obra de Moderata Fonte permaneció casi inédita hasta que en 1988 fue de nuevo editada por Adriana Chemello, quien además redactó un interesante ensayo titulado Gioco e dissimula- zione in Moderata Fonte. No obstante, y pese a que hubiera que esperar casi cuatro siglos para verla reeditada, convendría precisar que fue redescubierta en los años setenta del siglo pasado, cuando el movimiento feminista la utilizó como bandera y arma en favor de sus reivindicaciones. […]

Obviamente no se puede hablar de feminismo en el siglo XVII, pero la idea de Moderata Fonte fue la de reivindicar la libertad para las mujeres, algo que deja muy claro en la propia obra, cuando al principio el personaje de Corinna canta un conocido soneto cuyos dos primeros versos han pasado a la historia casi como un eslogan a favor de la autonomía de la mujer, llegando a copiar las palabras “nè d’altri son che mia” con las que Marfisa proclamaba en el Or-lando Furioso de Ariosto su libertad:

Libero cor nel mio petto soggiorna, non
servo alcun, nè d’altri son che mia,
Pascomi di modestia e cortesía, e cortesía, Virtù
m’essalta, e castità m’adorna

Quest’alma a Dio sol cede, e a lui ritorna,
Benché nel velo uman s’avolga, e stia;
E sprezza il mondo, e sua perfidia ria, Che
le semplici menti inganna, e scorna.

Bellezza, gioventù, piaceri, e pompe, Nulla
stimo, se non ch’a i pensier puri,
Son trofeo, per mia voglia, e non per sorte.

Così negli anni verdi, e nei maturi,
Poichè fallacia d’uom non m’interrompe,
Fama e gloria n’attendo in vita, e in morte
(Fonte 1988: 18-19)

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The Worth of Women

Gender equality and the responsibility of husbands and fathers: issues that loom large today had currency in Renaissance Venice as well, as evidenced by the publication in 1600 of The Worth of Womenby Moderata Fonte.

Moderata Fonte was the pseudonym of Modesta Pozzo (1555–92), a Venetian woman who was something of an anomaly. Neither cloistered in a convent nor as liberated from prevailing codes of decorum as a courtesan might be, Pozzo was a respectable, married mother who produced literature in genres that were commonly considered “masculine”—the chivalric romance and the literary dialogue. This work takes the form of the latter, with Fonte creating a conversation among seven Venetian noblewomen. The dialogue explores nearly every aspect of women’s experience in both theoretical and practical terms. These women, who differ in age and experience, take as their broad theme men’s curious hostility toward women and possible cures for it.

Through this witty and ambitious work, Fonte seeks to elevate women’s status to that of men, arguing that women have the same innate abilities as men and, when similarly educated, prove their equals. Through this dialogue, Fonte provides a picture of the private and public lives of Renaissance women, ruminating on their roles in the home, in society, and in the arts.

A fine example of Renaissance vernacular literature, this book is also a testament to the enduring issues that women face, including the attempt to reconcile femininity with ambition.

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